Angelo Panebianco

Polvere e frammenti.

Da "il Corriere della Sera" - 15 Giugno 1999


Il sistema proporzionale, siamo abituati a dire, fotografa le tendenze politiche di volta in volta presenti nella società. La fotografia, però, a volte è nitida, a volte è sbiadita. In queste elezioni europee, tenute con la proporzionale, l'istantanea è risultata piuttosto nitida. E' possibile elencare almeno un certo numero di punti fermi. Il primo è che l'estremismo non ha pagato. Tanto i Ds a sinistra quanto An a destra vanno elettoralmente male ma nessuno dei due partiti perde a favore delle estreme. Né Rifondazione comunista né il partito di Rauti ne beneficiano. Se i partiti di Veltroni e Fini avessero perso a vantaggio delle estreme, oggi sarebbero costretti ad abbandonare, almeno in parte, la linea moderata fin qui seguita. Ma ciò non è avvenuto.

Il secondo punto fermo è che il «pacifismo», sventolato nei due mesi di guerra da alcune forze politiche, non ha pagato. I nemici dell'intervento Nato, da Rifondazione alla Lega, vanno male, e così pure gli interventisti «tiepidi», dai Verdi ai popolari, alla lista Dini. Il terzo punto riguarda il fallimento (elettorale) dell'operazione di Palazzo, della manovra parlamentare che portò al governo D'Alema-Cossiga. Nessuna delle forze che partecipò alla liquidazione dell'esecutivo Prodi, e al conseguente cambio di maggioranza, è uscita premiata dalle urne. La buona affermazione dei Democratici di Prodi, oltre a cambiare la geografia del centrosinistra (già Manconi e Marini hanno annunciato le dimissioni), è stata in qualche modo anche un monito contro la politica dei trasformismi parlamentari.

Il quarto punto è in realtà una conferma. Quella della strutturale asimmetria fra la coalizione di centrodestra e quella di centrosinistra. A un centrodestra relativamente coeso (composto da due soli partiti, Forza Italia e An, più l'appendice del Ccd) e con chiare gerarchie interne (la leadership di Berlusconi e il primato di Forza Italia non appaiono più discutibili), si contrappone un centrosinistra  iperframmentato. Più ancora del distacco che separa i Ds da Forza Italia è questa frammentazione della maggioranza che essi guidano il più grande problema e il più serio pericolo per il partito di D'Alema e di Veltroni. E' probabile che il risultato delle Europee spinga D'Alema e Veltroni, che già ne erano convinti, a muoversi con ancora maggior decisione per ottenere una nuova legge elettorale.

Dati alla mano possiamo dire che l'abolizione della quota proporzionale, obiettivo mancato del referendum del 18 aprile, servirebbe, in vista delle prossime elezioni politiche, più ai Ds che al centrodestra.

In ogni caso, i Ds commetterebbero l'ennesimo grave errore strategico se, nell'ipotizzare una nuova legge elettorale, si facessero condizionare e ricattare, come altre volte è accaduto, da quelle (mini) forze proporzionaliste, popolari, Verdi, leghisti, mastelliani, comunisti cossuttiani e bertinottiani, quasi tutti usciti sconfitti da questa tornata elettorale. Mancherebbero il bersaglio (accorpare, ridurre la frammentazione del centrosinistra) e, probabilmente, non riuscirebbero a trovare punti di incontro né con i Democratici di Prodi né con il Polo.

Certamente, i risultati di Provinciali e Comunali complicheranno o confonderanno il quadro. Qualcuno, fra gli sconfitti delle Europee, troverà qualche motivo di consolazione nella politica locale.

Il peso degli interessi cittadini, l'assenza della lista Bonino, il fatto che nelle elezioni amministrative il voto d'opinione ha meno spazio che in quelle europee, nonché il diverso sistema elettorale, rendono i risultati parzialmente diversi da quelli per l'Europarlamento. Ma senza alterare, per l'essenziale, le tendenze di fondo.

Il vero interrogativo riguarda la lista Bonino. Il suo exploit è il frutto di un consenso trasversale (l'analisi dei flussi elettorali, come mostra Mannheimer in questo stesso giornale, conferma che la lista Bonino ha preso voti a destra come a sinistra). Alle Politiche, Bonino e Pannella dovranno scegliere se allearsi, secondo la logica maggioritaria, con il centrosinistra o con il Polo. Forse, proprio quella scelta sarà cruciale nel determinare la vittoria dell'una o dell'altra coalizione.

Speriamo infine, senza crederci troppo, che almeno una lezione sia messa a frutto. Che non si voti più per l'Europarlamento con un sistema iperproporzionale e senza clausola di sbarramento. Ventisei liste in campo - tante ce n'erano - sono davvero troppe, non celebrano la  «democrazia», ma la sua parodia.

 

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