Angelo Panebianco

Il conformismo in un solo paese.

Da "il Corriere della Sera" - 18 Maggio 1998


E adesso pover'uomo? Con una sinistra e un governo dell'Ulivo reduci da grandi successi internazionali (l'euro), appoggiati da tutte le istituzioni italiane che contano e dei quali si può dire ciò che un tempo si diceva della Dc, ossia che con poco più del 35 per cento dei voti controllava la quasi totalità delle posizioni di potere disponibili nel Paese, sorge spontanea una domanda: che ci sta a fare l'opposizione? A che serve ormai? Poiché - è acclarato - in Italia è giunto infine il Messia e viviamo nel migliore (treni e fango permettendo) dei mondi possibili, come insinua ogni giorno la quasi totalità dei media - ma anche degli artisti, attori e registi, comici e non, scrittori, critici e intellettuali vari, veri e finti - lamentarsi, dissentire è segno, quasi sicuramente, di instabilità mentale, come ha scritto autorevolmente Eugenio Scalfari. In queste condizioni l'opposizione, oltre che ricettacolo - così la dipinge l'Italia dell'Ulivo - di ladri e mascalzoni di ogni risma, rischia di essere relegata a punto di riferimento, soprattutto, per psicolabili, per persone con turbe psichiche che si ostinano a non andare in terapia.

E' un fatto che nell'Italia del 1998 la quasi totalità dei benpensanti, delle persone «per bene» (secondo gli standard ufficiali e la morale corrente), sta, con gradi variabili di convinzione, con il governo dell'Ulivo. Detto senza ironia, è possibile ipotizzare che in una società scollata come la nostra, la cappa di conformismo politico che la gran parte dei media e delle istituzioni che contano si sforza di stendere sul Paese possa servirci, possa farci del bene. In fondo, ogni gruppo umano ha bisogno, per dare un minimo di stabilità alle relazioni sociali, di un certo tasso di conformismo, ha bisogno di credere (e, più importante ancora, di fingere di credere), in un qualche miscuglio di miti, sciocchezze, falsità e mezze verità, non importa in quale ordine o proporzione e il conformismo in versione Ulivo vale, da questo punto di vista, come qualsiasi altro.

E, in fondo, che male c'è se, per ottenere quel minimo di stabilità, dobbiamo tutti quanti fingere di credere, che so?, che i politici al potere sono «uomini nuovi» (niente a che spartire con la Prima Repubblica), che quando le cose funzionano ciò è merito dell'Ulivo e quando non funzionano ciò si deve a decenni di malgoverno democristiano e craxiano, che le tasse sono - come dicono gli economisti dell'Ulivo - nella «media europea», che la corruzione è stata debellata (se non lo fosse, se avessero ragione Colombo e Borrelli, allora l'Ulivo che domina a tutti i livelli lo Stato, sarebbe il nuovo «Caf» e questa, come ogni benpensante vede, è una bestemmia), che Veltroni ha rilanciato la cultura italiana nel mondo, che Nanni Moretti è il nuovo Fellini, eccetera, eccetera? Sarebbe un prezzo davvero modesto da pagare sull'altare della stabilità.

Senonché, c'è anche qualche controindicazione. Se il tentativo di cloroformizzare il Paese riuscirà, ci avvieremo ad avere una società senza opposizione o, che è lo stesso, con opposizioni flebili, deboli, sostanzialmente innocue, e poiché gli uomini (in ogni tempo, dall'alba dei tempi, e dunque anche ai tempi dell'Ulivo) sono sempre uguali, l'arroganza dei detentori del potere, la loro insofferenza alle critiche e anche, tutte le volte che potranno, le loro vendette nei confronti di chi non si allinea, saranno destinate a dilagare.

Non, sia chiaro, perché siano «malvagi» o peggiori di me, di voi, o di tutti gli altri uomini (non lo sono affatto), ma proprio perché sono uguali a me, a voi, a tutti gli altri uomini. Per fare solo uno fra i tantissimi esempi che si potrebbero fare, ritengo che sia stato precisamente un atto di arroganza (fatto nella consapevolezza delle coperture che i media danno in generale alle scelte dell'Ulivo) la nomina di Luigi Spaventa, bravo tecnico ma politicamente targatissimo, già avversario di collegio, per conto della sinistra, di Silvio Berlusconi, alla guida della Consob. E' come se domani il Polo, dopo aver vinto le elezioni, nominasse per quella delicatissima posizione, strategica rispetto al sistema delle imprese (e che impone in chi la occupa una immagine di indipendenza politica), il professor Marzano, oggi militante e parlamentare di Forza Italia. Come la prenderebbero i tanti imprenditori, da De Benedetti in giù, schierati con l'Ulivo? In verità, presumibilmente, verrebbe giù il Paese. Ecco perché, pur nella consapevolezza dell'utilità sociale del conformismo e dunque anche del conformismo in versione Ulivo, in un Paese come il nostro, spaventano certi suoi potenziali effetti, spaventa la possibilità di ritrovarci tutti a vivere in una società senza vera opposizione (e nella quale, inevitabilmente, i dissenzienti verrebbero trattati - già si comincia a farlo - da mascalzoni o da psicolabili).

Dato questo quadro, a prendersela con gli oppositori ufficiali, ad accusarli di fare male il loro
mestiere, si rischia di avere l'aria di sparare sulla Croce Rossa. 

La posizione dell'opposizione di centro-destra è nota. I suoi esponenti dicono: noi siamo deboli perché il centro-sinistra, essendo il vero erede dei partiti che dominarono la Prima Repubblica, detiene l'egemonia (in senso gramsciano), ha dalla sua la schiacciante maggioranza degli addetti alla comunicazione, degli intellettuali, dei magistrati, dei burocrati, eccetera e quella egemonia, a sua volta, è alla base del suo irresistibile potere politico e istituzionale. E' facile replicare che ciò è vero, ma è solo una parte della verità. L'altra parte è che l'opposizione non ha neppure cominciato - a due anni dalla sconfitta elettorale - a mettere in atto strategie tese a ridurre, col tempo, le sue attuali condizioni di debolezza. Una opposizione consapevole delle proprie debolezze dovrebbe rimboccarsi le maniche e lavorare di grande lena per rimontare lo svantaggio, per convincere tutti i diffidenti della propria serietà: dove sono, ad esempio, i seri progetti alternativi dell'opposizione in materia, poniamo, di scuola o di Università o di ricerca scientifica, in materia di trasporti, di politica del territorio, di politica della sicurezza, o quant'altro?

La verità è che non c'è, in tutte queste ed altre materie, nulla di nulla, solo chiacchiere, demagogia e slogan elettorali. Ma chiacchiere, demagogia e slogan se li può permettere, in molti campi, solo l'Ulivo, sia perché detiene il potere sia perché gode di una posizione di vantaggio nel sistema della comunicazione, non l'opposizione di centro-destra.

Allo stato degli atti, il messaggio dominante che circola nel sistema della comunicazione è: se dovete comprare un'auto usata compratela, magari mugugnando, solo dagli uomini dell'Ulivo (che ci hanno portato in Europa), non dai suoi oppositori. Se l'opposizione non si mette in testa che per cambiare questa situazione occorre un duro e serio lavoro di anni - che essa non ha neppure cominciato a fare - non solo preparerà (il che non è grave) le condizioni per una seconda, consecutiva sconfitta elettorale alla fine di questa legislatura, ma, soprattutto, contribuirà a fare della democrazia monca, della democrazia senza vera opposizione, una profezia autoadempientesi. E questo sì che sarebbe davvero grave. 

 

 

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